
La durata di un finanziamento determina quanto denaro esce ogni mese dal bilancio familiare e per quanto tempo rimane un debito da rimborsare. Scegliere un periodo troppo breve può rendere difficile affrontare le spese quotidiane. Allungarlo eccessivamente, invece, può aumentare gli interessi complessivi e mantenere impegnato il reddito per anni.
La scelta più conveniente non coincide necessariamente con la rata più bassa. **La durata ideale è generalmente la più breve che permette di pagare con regolarità, conservando un margine per risparmio e imprevisti.**
Per individuarla occorre partire dalle entrate effettive, considerare tutte le spese e confrontare il costo complessivo di più piani di ammortamento. Nel mercato italiano, documenti come il SECCI e indicatori come il TAN e il TAEG aiutano a distinguere il prezzo del credito dalla semplice comodità della rata.
Un confronto accurato deve quindi rispondere a due domande: quanto si può pagare ogni mese senza difficoltà e quanto costa mantenere il finanziamento aperto più a lungo?
Come scegliere la durata del rimborso in pratica
- Partire dal budget: individuare una rata sostenibile anche nei mesi con spese straordinarie, senza utilizzare tutto il reddito residuo.
- Confrontare il costo totale: una durata maggiore riduce normalmente la rata, ma aumenta gli interessi a parità di capitale e condizioni.
- Evitare debiti troppo lunghi: scegliere un periodo coerente con la stabilità del reddito, gli altri impegni e la vita utile del bene acquistato.
- Perché una durata più lunga rende la rata più leggera ma il prestito più costoso?
- Come scegliere il numero di mesi di rimborso partendo dal budget mensile?
- 24 o 48 mesi: quale durata scegliere per un prestito senza comprimere troppo il budget?
- Quale rischio c’è nel pagare un bene per molti anni dopo averlo sostituito?
- Quando scegliere una durata più breve se il reddito consente una rata più alta?
- Rata alta per pochi mesi o più bassa per più tempo: quale scelta pesa meno sul bilancio?
- 300 euro per 24 mesi o 200 euro per 36 mesi: quale piano si adatta meglio al budget?
- Quanto possono pesare le rate mensili senza mettere in difficoltà il bilancio familiare?
Perché una durata più lunga rende la rata più leggera ma il prestito più costoso?
Una durata maggiore distribuisce il rimborso del capitale su più mensilità, riducendo l’importo della singola rata. Tuttavia, poiché il debito rimane in essere più a lungo, gli interessi continuano a maturare sul capitale residuo. A parità di somma finanziata e tasso applicato, il risultato è normalmente una rata più contenuta ma un costo complessivo superiore.
Il meccanismo è particolarmente evidente nei finanziamenti con ammortamento alla francese, una modalità diffusa nei prestiti personali italiani. Le rate rimangono costanti quando il tasso è fisso, ma la loro composizione cambia nel tempo.
All’inizio, quando il capitale ancora da restituire è elevato, la quota interessi è maggiore. Con il progressivo rimborso, diminuiscono gli interessi e aumenta la quota destinata a restituire il capitale.
Il calcolatore del prestito personale della Banca d’Italia permette di verificare questo effetto modificando importo, durata e tasso di interesse.
Per comprendere la differenza si può considerare una simulazione puramente ipotetica, senza spese accessorie.
| Elemento | 24 mesi | 60 mesi |
|---|---|---|
| Capitale finanziato | 10.000 € | 10.000 € |
| Rata mensile approssimativa | 443,21 € | 193,33 € |
| Interessi totali approssimativi | 637,00 € | 1.599,68 € |
| Totale da restituire | 10.637,00 € | 11.599,68 € |
I valori sono calcolati con ammortamento a rata costante e tasso mensile pari al TAN diviso dodici, con arrotondamenti. Non rappresentano offerte bancarie reali e non includono commissioni, imposte o assicurazioni.
Nell’esempio, passando da 24 a 60 mesi, la rata diminuisce di circa 250 euro, mentre gli interessi complessivi aumentano di circa 963 euro.
È importante distinguere il TAN dal TAEG: il primo indica il tasso nominale degli interessi, mentre il secondo esprime il costo annualizzato del credito includendo le altre componenti rilevanti previste dalla normativa. La quota interessi del piano di ammortamento non si calcola applicando direttamente il TAEG al capitale residuo.
Un ulteriore elemento riguarda il vantaggio marginale dell’allungamento. In un piano a tasso fisso, aggiungere altri mesi continua a ridurre la rata, ma ogni estensione comporta un costo da valutare. Su durate già lunghe, il beneficio mensile aggiuntivo può risultare modesto rispetto al periodo supplementare di indebitamento.
Il finanziamento meno costoso non è necessariamente quello più adatto al proprio bilancio: il risparmio sugli interessi ha valore soltanto se la rata più elevata rimane sostenibile nel tempo.
Come scegliere il numero di mesi di rimborso partendo dal budget mensile?
Per scegliere il numero di mesi conviene partire dal reddito netto effettivamente disponibile, sottrarre tutte le spese prevedibili e riservare una quota agli imprevisti. La somma che rimane indica lo spazio teorico per una nuova rata. Da questo importo si può risalire alla durata minima che consente di rimborsare il prestito senza compromettere il bilancio.
Il punto decisivo è utilizzare numeri realistici, non il budget di un mese particolarmente favorevole.
Il procedimento può essere organizzato in tre passaggi:
- Calcolare le entrate regolari: stipendi netti, pensioni e altre entrate sufficientemente stabili, distinguendole da compensi occasionali.
- Sottrarre le uscite: abitazione, utenze, alimentazione, trasporti, assicurazioni, spese familiari e rate già presenti.
- Definire la rata sostenibile: utilizzare soltanto una parte del margine residuo, mantenendo spazio per risparmio e spese inattese.
Per una pianificazione più completa, il calcolatore del budget della Banca d’Italia aiuta a registrare entrate e uscite con frequenze differenti, incluse quelle non mensili.
Si consideri un esempio ipotetico con entrate nette familiari di 2.400 euro mensili, spese ordinarie di 1.650 euro e accantonamenti per uscite annuali pari a 200 euro al mese.
Il margine prima di una nuova rata e degli ulteriori imprevisti è di 550 euro. Questo non significa che una rata di 550 euro sia prudente: impegnerebbe l’intera disponibilità residua. Una rata inferiore lascerebbe maggiore capacità di adattamento.
Occorre poi controllare il bilancio sull’intero anno. Assicurazione dell’auto, manutenzioni, imposte e spese scolastiche possono concentrarsi in periodi specifici. Una rata sostenibile a marzo potrebbe diventare problematica in un mese con più scadenze.
Un test operativo consiste nell’accantonare per due o tre mesi, prima di firmare, l’importo della rata prevista. È una prova pratica suggerita come metodo di autovalutazione, non una procedura ufficiale della Banca d’Italia.
Checklist per individuare la durata sostenibile
- Raccogliere le entrate nette regolari e preparare un prospetto con il totale mensile verificabile.
- Registrare le spese fisse e variabili utilizzando gli ultimi movimenti disponibili, ottenendo un elenco delle uscite effettive.
- Ripartire su dodici mesi le spese annuali previste e annotare l’accantonamento mensile necessario.
- Definire una rata obiettivo che lasci un margine di sicurezza, scrivendo l’importo massimo prudenziale.
- Richiedere simulazioni con almeno tre durate e compilare un confronto con rata, costo totale e margine residuo.
Una volta individuata la rata compatibile con il proprio reddito, si possono confrontare durate differenti senza lasciarsi guidare esclusivamente dall’importo mensile pubblicizzato.
24 o 48 mesi: quale durata scegliere per un prestito senza comprimere troppo il budget?
Tra 24 e 48 mesi, la scelta dipende soprattutto da quanto la rata incide sulle risorse disponibili e dalla stabilità delle entrate. Un prestito di 24 mesi permette generalmente di pagare meno interessi e liberarsi prima del debito. Quarantotto mesi offrono invece maggiore disponibilità mensile, al prezzo di un impegno più prolungato.
La durata breve può essere indicata quando il reddito è prevedibile, le spese fisse sono contenute e rimane un margine sufficiente anche dopo la rata più alta.
Una durata di 48 mesi può risultare più prudente quando il bilancio presenta oscillazioni oppure quando una rata elevata ridurrebbe eccessivamente la capacità di affrontare imprevisti.
| Criterio | 24 mesi | 48 mesi |
|---|---|---|
| Rata mensile | Più elevata | Più contenuta |
| Interessi complessivi | Generalmente inferiori | Generalmente superiori |
| Durata dell’impegno | Due anni | Quattro anni |
| Margine mensile residuo | Inferiore | Maggiore |
| Fine del finanziamento | Più vicina | Più lontana |
Per confrontare offerte reali, è necessario richiedere i rispettivi piani di ammortamento e verificare anche l’importo totale dovuto, i costi accessori e il TAEG.
In Italia, il documento precontrattuale SECCI consente di conoscere le principali condizioni del credito ai consumatori prima della sottoscrizione. La pagina della Banca d’Italia sul credito ai consumatori ne illustra funzione, contenuti e tutele.
Il confronto deve riguardare la stessa somma effettivamente ricevuta, altrimenti una differenza di costo potrebbe dipendere dall’importo finanziato e non dalla durata.
È utile considerare anche l’oggetto dell’acquisto. Un finanziamento di quattro anni per un bene destinato a essere sostituito molto prima della scadenza comporta rischi diversi da un prestito utilizzato per un bene durevole.
Infine, non è necessario limitarsi alle due durate estreme. Se disponibili presso il finanziatore, piani di 30, 36 o 42 mesi possono offrire un compromesso più equilibrato. La disponibilità effettiva e le condizioni economiche vanno verificate caso per caso.
La durata più adatta non è quella che appare migliore in una tabella teorica, ma quella che rimane compatibile con il budget anche quando le entrate o le spese cambiano.
Quale rischio c’è nel pagare un bene per molti anni dopo averlo sostituito?
Finanziare un bene per un periodo superiore alla sua vita utile può obbligare a continuare a pagare quando l’oggetto non viene più utilizzato. Se nel frattempo diventa necessario sostituirlo, il vecchio finanziamento può sommarsi alla nuova spesa. Il risultato è una maggiore pressione sul bilancio, senza un beneficio corrispondente dall’acquisto originario.
Il problema riguarda soprattutto prodotti che possono usurarsi, rompersi o diventare rapidamente inadatti alle esigenze dell’acquirente.
Si immagini, per esempio, un computer acquistato con un finanziamento pluriennale. Se dopo pochi anni deve essere sostituito per un guasto non conveniente da riparare, le rate residue continuano a rappresentare un obbligo contrattuale.
Il debito non scompare perché il bene è inutilizzabile o è stato venduto. Eventuali tutele specifiche legate alla vendita o al credito collegato costituiscono questioni distinte, da valutare secondo il contratto e la disciplina applicabile.
La situazione può diventare particolarmente onerosa quando si sommano:
- Le rate ancora dovute sul primo acquisto.
- La spesa per la sostituzione del bene.
- Eventuali costi di riparazione o smaltimento.
- Un nuovo finanziamento necessario per acquistare il prodotto sostitutivo.
Esiste inoltre una dimensione patrimoniale. Se il bene perde valore rapidamente, il ricavato della rivendita potrebbe risultare inferiore al capitale ancora da rimborsare. Vendere non garantisce quindi di poter estinguere il debito.
Prima di scegliere la durata, conviene stimare per quanto tempo il prodotto sarà effettivamente utile, considerando manutenzione, affidabilità e probabilità di sostituzione.
**La durata del finanziamento dovrebbe essere coerente, per quanto possibile, con l’utilizzo previsto del bene.** Non si tratta di una regola giuridica, ma di un criterio prudenziale di gestione finanziaria.
Un prestito destinato a un acquisto che produce benefici per molti anni può giustificare valutazioni differenti rispetto a quello utilizzato per un prodotto destinato a essere sostituito rapidamente.
Anche una rata apparentemente molto conveniente può diventare un vincolo pesante quando il prodotto finanziato non soddisfa più le necessità per cui era stato acquistato.
Quando scegliere una durata più breve se il reddito consente una rata più alta?
Una durata più breve è generalmente vantaggiosa quando il reddito è stabile, gli altri debiti sono limitati e una rata superiore lascia comunque risorse sufficienti per le spese essenziali e gli imprevisti. In queste condizioni, rimborsare prima permette normalmente di ridurre gli interessi complessivi e recuperare più rapidamente libertà finanziaria.
Il primo beneficio è economico: restituendo il capitale in meno tempo, si riduce il periodo durante il quale maturano gli interessi.
Il secondo beneficio riguarda la disponibilità futura del reddito. Una volta terminato il finanziamento, la rata può essere destinata al risparmio, ad altre necessità o a nuovi progetti, senza dover sostenere contemporaneamente il vecchio debito.
La scelta è particolarmente ragionevole quando ricorrono condizioni come:
- Entrate regolari e sufficientemente prevedibili.
- Spese abitative e familiari sostenibili.
- Assenza di numerosi finanziamenti contemporanei.
- Disponibilità di un fondo per emergenze.
- Nessuna spesa importante già programmata nel breve periodo.
Tuttavia, la durata breve non deve diventare un obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo.
Una rata che assorbe quasi tutto il reddito disponibile può costringere a ritardare altri pagamenti o a ricorrere a nuovo credito per affrontare spese ordinarie.
È utile quindi verificare la sostenibilità del piano anche in uno scenario sfavorevole.
Per esempio, se una spesa domestica imprevista di 200 euro rendesse impossibile pagare una bolletta essenziale, la rata scelta potrebbe essere troppo elevata. L’importo è soltanto un’ipotesi di verifica: la dimensione dell’imprevisto va adattata al bilancio reale.
I ritardi possono comportare conseguenze economiche e creditizie secondo le condizioni applicabili. Il risparmio sugli interessi non dovrebbe essere ottenuto aumentando significativamente il rischio di insolvenza.
Una rata più alta è una buona scelta soltanto quando il suo pagamento regolare non dipende dall’assenza assoluta di imprevisti.
Rata alta per pochi mesi o più bassa per più tempo: quale scelta pesa meno sul bilancio?
Una rata alta per pochi mesi pesa maggiormente sul bilancio immediato, ma permette normalmente di chiudere prima il debito e limitare gli interessi. Una rata più bassa distribuisce lo sforzo su un periodo maggiore, lasciando più denaro disponibile ogni mese. La scelta meno gravosa dipende sia dalla liquidità mensile sia dal costo totale del finanziamento.
Il confronto deve essere effettuato su due dimensioni distinte.
La prima è l’impatto sul reddito disponibile. Una rata da 400 euro può essere sostenibile per una famiglia con un margine mensile consistente, ma eccessiva per chi dispone di poche centinaia di euro dopo le spese indispensabili.
La seconda dimensione è il costo complessivo. Una rata inferiore non indica automaticamente che il credito sia più conveniente, soprattutto quando il numero delle mensilità aumenta.
| Criterio | Rata alta e durata breve | Rata bassa e durata lunga |
|---|---|---|
| Impatto sul mese | Maggiore | Minore |
| Durata del vincolo | Inferiore | Superiore |
| Interessi a parità di condizioni | Generalmente inferiori | Generalmente superiori |
| Esposizione agli imprevisti | Pressione più concentrata | Impegno distribuito su più mesi |
| Disponibilità futura dopo l’estinzione | Recuperata prima | Recuperata più tardi |
Va considerata anche l’incertezza.
Una rata alta richiede maggiore disciplina finanziaria nel breve periodo. Un imprevisto durante quei mesi può creare difficoltà immediate.
Una rata bassa, invece, lascia maggiore flessibilità mensile ma prolunga l’esposizione a possibili cambiamenti del reddito, delle esigenze familiari o delle spese.
Un elemento da verificare è la possibilità di rimborsare anticipatamente il finanziamento.
Nel credito ai consumatori, il rimborso anticipato totale o parziale è un diritto disciplinato dalla normativa italiana. Può comportare una riduzione dei costi del credito, secondo le regole applicabili, e in determinate condizioni un indennizzo limitato per il finanziatore.
Il riferimento normativo comprende l’articolo 125-sexies del Testo unico bancario, nell’ambito della disciplina richiamata dal decreto legislativo n. 141 del 2010 su Normattiva. Le modifiche normative e le disposizioni transitorie impongono di verificare il regime applicabile al singolo contratto.
La possibilità di anticipare i rimborsi può rendere interessante una durata inizialmente più lunga, ma non garantisce un risparmio: occorre verificare costi, condizioni e importi effettivamente rimborsabili.
La soluzione migliore è quella che distribuisce il rischio in modo compatibile con la situazione economica reale, senza trasformare la ricerca della rata minima in un indebitamento eccessivamente prolungato.
300 euro per 24 mesi o 200 euro per 36 mesi: quale piano si adatta meglio al budget?
Tra 300 euro per 24 mesi e 200 euro per 36 mesi, entrambi i piani prevedono un esborso nominale complessivo di 7.200 euro, assumendo rate costanti senza altri pagamenti. La differenza riguarda quindi soprattutto la distribuzione dello sforzo: il primo richiede 100 euro in più ogni mese, mentre il secondo mantiene l’impegno per dodici mesi aggiuntivi.
Il calcolo è immediato:
- 300 euro × 24 mesi = 7.200 euro.
- 200 euro × 36 mesi = 7.200 euro.
Questo esempio è un esercizio didattico, non un confronto tra due offerte bancarie documentate.
| Elemento | 300 € per 24 mesi | 200 € per 36 mesi |
|---|---|---|
| Rata mensile | 300 € | 200 € |
| Numero di rate | 24 | 36 |
| Somma delle rate | 7.200 € | 7.200 € |
| Impegno mensile | Maggiore di 100 € | Inferiore di 100 € |
| Conclusione del piano | Dopo 2 anni | Dopo 3 anni |
Il totale identico non dimostra che i due finanziamenti abbiano le stesse condizioni economiche. Senza conoscere capitale effettivamente erogato, TAN, TAEG, commissioni e altri pagamenti, non è possibile stabilire quanto ciascun piano costi in termini di interessi e oneri.
Se le due proposte riguardano esattamente lo stesso capitale e hanno la stessa somma complessivamente dovuta, la scelta può concentrarsi sul profilo temporale dei pagamenti.
Caso pratico: due budget diversi
Si considerino due situazioni puramente ipotetiche. Nel primo caso, dopo le spese ordinarie e gli accantonamenti, una persona dispone di 450 euro mensili. Nel secondo caso, la disponibilità è di 260 euro.
Con una rata di 300 euro, nel primo bilancio rimangono 150 euro, mentre nel secondo mancano 40 euro rispetto al margine disponibile. Con una rata di 200 euro, il primo bilancio conserva 250 euro e il secondo 60 euro.
Per il primo profilo, il rimborso di 24 mesi potrebbe essere praticabile, purché il margine residuo sia adeguato agli imprevisti. Per il secondo, la rata di 300 euro non è compatibile con la disponibilità ipotizzata; anche quella di 200 euro richiede una verifica prudente.
L’esempio mostra perché la stessa offerta non è adatta a tutti. Una differenza mensile di 100 euro può essere poco rilevante per un bilancio, ma determinante per un altro.
Occorre inoltre esaminare i mesi caratterizzati da maggiori uscite e chiedersi se un’entrata straordinaria, come la tredicesima, potrebbe essere utilizzata per un rimborso anticipato. Questa possibilità va valutata sulle condizioni contrattuali effettive, non presunta.
I due piani dell’esempio hanno lo stesso esborso nominale, ma possono produrre effetti molto diversi sulla tranquillità finanziaria durante i mesi di rimborso.
Da ricordare prima di definire la rata
- Il totale delle rate non basta: occorre conoscere anche gli altri costi e l’importo effettivamente ricevuto.
- La rata sostenibile dipende dal margine dopo le spese necessarie, non soltanto dal reddito netto.
- Il debito complessivo conta più del singolo finanziamento: tutti gli impegni devono essere valutati insieme.
Quanto possono pesare le rate mensili senza mettere in difficoltà il bilancio familiare?
Non esiste una percentuale delle rate universalmente sostenibile per ogni famiglia. Il loro peso dipende dal reddito netto, dalle spese indispensabili, dalla composizione familiare e dagli altri debiti. Per evitare difficoltà, bisogna valutare la somma di tutti gli impegni di credito e verificare che rimanga un margine sufficiente per imprevisti e risparmio.
Come riferimento orientativo, la Banca d’Italia richiama la prudenza nel mantenere la rata entro circa un terzo del reddito netto. Questa proporzione non è però una soglia garantita di sostenibilità e non sostituisce l’analisi del bilancio individuale.
Una famiglia con reddito elevato ma spese fisse molto consistenti può avere meno spazio per un nuovo finanziamento rispetto a una con entrate inferiori e costi essenziali contenuti.
È quindi più utile calcolare il margine effettivo:
Margine disponibile = entrate nette regolari − spese necessarie − rate esistenti − accantonamenti prudenziali.
La nuova rata dovrebbe utilizzare soltanto una parte del risultato.
Nel conteggio vanno considerati tutti i pagamenti di credito rilevanti: mutuo, prestiti personali, finanziamenti finalizzati, rateizzazioni e importi dovuti sulle carte, secondo le rispettive modalità di rimborso.
Una carta revolving, per esempio, può creare un impegno continuativo diverso da quello di una carta con saldo mensile. Per il budget conta comunque l’importo effettivamente da pagare e la sua scadenza.
Alcuni comportamenti segnalano che il livello di indebitamento potrebbe essere già eccessivo:
- Rinviare bollette o altri pagamenti essenziali per rispettare le rate.
- Utilizzare sistematicamente il credito per acquistare beni di prima necessità.
- Arrivare alla fine del mese senza alcuna disponibilità.
- Non riuscire a sostenere una spesa imprevista senza contrarre un nuovo debito.
- Dipendere da entrate occasionali per rispettare scadenze regolari.
Quando questi segnali sono presenti, aggiungere un nuovo finanziamento o scegliere una rata particolarmente alta può aggravare la fragilità economica.
Nel contesto italiano, il pagamento tardivo può comportare interessi di mora e altre conseguenze previste dal contratto e dalla legge. Ritardi e mancati pagamenti possono inoltre incidere sulle informazioni creditizie e rendere più difficile ottenere successivamente nuovi prestiti.
Per questo motivo, scegliere la durata non significa soltanto ottimizzare gli interessi: significa anche prevenire difficoltà di rimborso che possono avere effetti prolungati.
La rata massima che un finanziatore è disposto a concedere non coincide necessariamente con quella che una persona dovrebbe scegliere. La valutazione del merito creditizio e la pianificazione prudente del bilancio personale hanno funzioni diverse.
Il passo successivo è confrontare almeno due o tre durate dello stesso finanziamento, richiedere i documenti precontrattuali e scegliere quella che offre il miglior equilibrio tra costo complessivo, sicurezza mensile e tempo necessario per tornare liberi dal debito.
È possibile modificare la durata di un prestito dopo averlo firmato?
Una modifica del piano di rimborso può essere possibile, ma dipende dal contratto e dalla disponibilità del finanziatore ad accordare nuove condizioni. Non va confusa con il diritto al rimborso anticipato previsto per i contratti di credito ai consumatori ai quali si applica la relativa disciplina. Prima di modificare il finanziamento, occorre verificare eventuali costi e il nuovo importo complessivamente dovuto.
Il TAEG cambia quando si sceglie una durata diversa?
Può cambiare. Durate differenti possono essere associate a tassi, commissioni o condizioni diverse. Anche l’incidenza dei costi fissi può variare in relazione al periodo di rimborso. Per questo il TAEG e l’importo totale dovuto devono essere verificati separatamente per ogni proposta, senza presumere che rimangano identici.
Conviene utilizzare la tredicesima per estinguere prima il finanziamento?
Può essere conveniente se il rimborso anticipato riduce i costi futuri e lascia comunque risorse sufficienti per le altre spese. Prima di procedere è opportuno richiedere il conteggio estintivo, verificare la riduzione dei costi spettante e considerare eventuali indennizzi applicabili. Non è prudente destinare tutta la liquidità disponibile al debito se questo elimina il fondo per emergenze.
È meglio ridurre la rata o utilizzare un risparmio per diminuire il capitale richiesto?
Richiedere un capitale inferiore può ridurre sia la rata sia gli interessi complessivi, a parità delle altre condizioni. Tuttavia, utilizzare i propri risparmi non dovrebbe compromettere la capacità di affrontare spese impreviste. La scelta richiede un confronto tra liquidità che rimane disponibile, importo finanziato, durata e costo totale delle alternative.
Una rata più bassa significa sempre che il finanziamento è più sicuro?
No. Una rata inferiore può rendere più semplice la gestione mensile, ma una durata maggiore prolunga il periodo durante il quale il debito deve essere pagato. Se il reddito diminuisce o le spese aumentano negli anni successivi, il finanziamento può diventare comunque difficile da sostenere. La sicurezza dipende dalla situazione economica complessiva e dalla capacità di mantenere un margine nel tempo.