
Un prestito senza destinazione vincolata permette di ottenere liquidità senza collegare il finanziamento all’acquisto di un bene o servizio specifico. Può essere utile quando occorre affrontare contemporaneamente diverse spese, per esempio una riparazione domestica, una necessità familiare e la sostituzione di un elettrodomestico.
La libertà di utilizzo, però, non equivale automaticamente a una maggiore convenienza. Chi richiede un prestito personale deve decidere autonomamente quanto denaro prendere, come distribuirlo tra le spese e per quanto tempo restituirlo. Un importo eccessivo o una durata poco coerente con le necessità possono trasformare la flessibilità in un costo evitabile.
La scelta più adatta dipende quindi dal fabbisogno effettivo, dalle condizioni economiche, dalla capacità di rimborso e dall’eventuale disponibilità di finanziamenti finalizzati. Prima di firmare, è essenziale confrontare il TAEG, l’importo totale dovuto e le condizioni riportate nella documentazione precontrattuale.
Prestito libero: le tre verifiche essenziali
- La libertà di utilizzo è particolarmente utile per spese diverse e già pianificate, non per accumulare liquidità senza uno scopo preciso.
- L’importo dovrebbe derivare da preventivi e necessità concrete, mentre la durata deve essere compatibile con il bilancio familiare e la natura delle spese.
- Un’unica rata semplifica la gestione, ma non garantisce un costo complessivo inferiore rispetto a più finanziamenti.
- Perché un prestito senza vincoli può portare a chiedere più denaro del necessario?
- Come definire l’importo di un prestito libero per più spese senza sovrafinanziarsi?
- Un solo prestito o più finanziamenti: quale soluzione semplifica la gestione delle rate?
- Quale rischio nasce quando parte del prestito resta disponibile sul conto?
- Quando preferire un finanziamento vincolato a un prestito senza destinazione?
- Come collegare importo e durata del prestito all’acquisto che devi finanziare?
- Come organizzare tutte le rate mensili per evitare dimenticanze e sovrapposizioni?
- Quanto conta la destinazione del prestito nella scelta del finanziamento più adatto?
Perché un prestito senza vincoli può portare a chiedere più denaro del necessario?
Un prestito senza vincoli può favorire una richiesta superiore al fabbisogno quando il richiedente aggiunge denaro per eventualità non ancora definite. La possibilità di utilizzare liberamente il capitale rende più semplice arrotondare l’importo verso l’alto, ma ogni somma aggiuntiva può generare interessi e aumentare il debito complessivo.
Il meccanismo può essere descritto come un arrotondamento difensivo: anziché partire dalle spese effettivamente previste, si sceglie una cifra più alta per sentirsi protetti da possibili imprevisti. Non è dimostrato che questo comportamento si verifichi sistematicamente nei prestiti non finalizzati, ma rappresenta un rischio concreto da valutare nella pianificazione individuale.
Si consideri un esempio puramente ipotetico. Una persona deve sostenere spese documentate per 6.800 euro, ma richiede 9.000 euro per disporre di un margine generico. La differenza di 2.200 euro non corrisponde a un bisogno già identificato. Se viene erogata, entra comunque nel capitale finanziato e concorre alla determinazione dei costi secondo le condizioni contrattuali.
Il problema non riguarda soltanto la rata. Anche qualora il denaro inutilizzato rimanga sul conto, il finanziamento continua a produrre gli oneri previsti. Un eventuale rendimento della liquidità dovrebbe essere confrontato con il costo effettivo del credito, tenendo conto di spese, imposte e condizioni applicabili. Non si può presumere che mantenere denaro preso a prestito rappresenti un vantaggio economico.
La pagina della Banca d’Italia sul prestito personale chiarisce che questo finanziamento non è collegato all’acquisto di uno specifico bene o servizio e richiama l’importanza di valutarne importo, durata e costi.
Una verifica efficace consiste nello scrivere due cifre distinte: l’importo necessario, sostenuto da spese identificabili, e l’importo desiderato, comprensivo della liquidità aggiuntiva. La differenza deve avere una giustificazione precisa.
Non ogni margine rappresenta uno spreco: alcune spese possono essere ragionevolmente incerte. Il punto è distinguere una riserva motivata da un’aggiunta arbitraria.
Il prestito libero offre un vantaggio reale quando consente di finanziare bisogni diversi senza imporre destinazioni rigide, non quando diventa un motivo per aumentare indistintamente la somma ottenuta.
Come definire l’importo di un prestito libero per più spese senza sovrafinanziarsi?
Per definire l’importo di un prestito libero conviene elencare tutte le spese previste, identificare quelle da sostenere subito e verificare ogni stima con documenti disponibili. L’eventuale margine per imprevisti dovrebbe essere motivato da rischi specifici, non da una percentuale scelta automaticamente. Anche le risorse proprie utilizzabili vanno considerate prima di stabilire quanto richiedere.
Il metodo parte dalla distinzione tra spese urgenti, necessarie ma differibili e facoltative. Una riparazione indispensabile può richiedere disponibilità immediata; un acquisto migliorativo potrebbe invece essere rinviato senza conseguenze significative.
Per evitare importi approssimativi, è utile costruire una piccola tabella che riporti per ogni esigenza il costo stimato, il documento utilizzato e il grado di incertezza.
| Spesa | Importo stimato | Base della stima | Priorità |
|---|---|---|---|
| Riparazione dell’impianto domestico | 2.400 € | Preventivo scritto | Urgente |
| Sostituzione di un elettrodomestico | 850 € | Prezzo verificato | Necessaria |
| Intervento sanitario programmato | 1.650 € | Preventivo disponibile | Necessaria |
| Acquisto facoltativo | 900 € | Stima preliminare | Differibile |
In questo scenario illustrativo, le tre esigenze prioritarie totalizzano 4.900 euro. I 900 euro dell’acquisto facoltativo non devono necessariamente entrare nella richiesta. L’esempio non costituisce una raccomandazione su un importo specifico.
Occorre poi valutare l’incertezza dei preventivi. Se un intervento presenta costi accessori plausibili ma non ancora quantificati, è ragionevole chiedere informazioni aggiuntive e stimare un margine in funzione del rischio effettivo. Un margine non dovrebbe diventare un contenitore indistinto per spese future.
Richiedere meno denaro inizialmente può limitare gli interessi, ma comporta anche il rischio opposto: il sottofinanziamento. Se l’importo è insufficiente, potrebbe rendersi necessario un secondo prestito, con nuovi costi e senza garanzia di approvazione.
Un eventuale aumento successivo del finanziamento non è un diritto automatico: dipende dall’intermediario, dal contratto e da una nuova valutazione del merito creditizio.
Checklist per stabilire l’importo prima della richiesta
- Raccogliere tutte le spese previste e produrre un elenco completo con descrizione e importo.
- Associare a ogni voce un preventivo o un’altra base verificabile, ottenendo una tabella delle fonti utilizzate.
- Distinguere spese urgenti e differibili, preparando un elenco separato di ciò che può essere rinviato.
- Calcolare il fabbisogno da finanziare al netto delle risorse proprie effettivamente disponibili, indicando a parte ogni margine giustificato.
- Confrontare almeno due simulazioni con importi coerenti con il fabbisogno e conservare il prospetto delle rate e dei costi complessivi.
Una volta individuata la somma, resta da decidere se finanziarla attraverso un solo contratto oppure distinguere le diverse necessità.
Un solo prestito o più finanziamenti: quale soluzione semplifica la gestione delle rate?
Un unico prestito semplifica generalmente la gestione perché concentra i pagamenti in una sola rata, con un contratto e una scadenza principali. Più finanziamenti possono invece consentire durate differenti per spese diverse. La soluzione economicamente migliore dipende dal costo totale, dalle condizioni contrattuali e dal tempo necessario per estinguere ciascun debito.
La distinzione è importante quando le spese non hanno la stessa natura. Finanziare una riparazione immediata e un bene durevole con un unico contratto può essere pratico, ma obbliga a scegliere una durata comune, che potrebbe non essere adeguata a entrambe.
Per confrontare le alternative, bisogna considerare almeno tre dimensioni: il costo complessivo, la complessità amministrativa e le possibilità di intervenire sul debito in caso di difficoltà.
| Criterio | Prestito unico | Più finanziamenti |
|---|---|---|
| Scadenze | Una rata principale da monitorare | Più rate e possibili date differenti |
| Durata | Un piano comune a tutte le spese | Durate adattabili ai singoli acquisti |
| Costi | Condizioni concentrate in un contratto | Tassi e spese differenti da sommare |
| Estinzione | Intervento su un debito complessivo | Possibilità di chiudere singoli contratti |
| Gestione delle difficoltà | Un interlocutore principale | Più rapporti contrattuali da gestire |
Un rischio poco evidente del prestito unico è l’allungamento della durata di spese che potrebbero essere rimborsate rapidamente. Una necessità di breve periodo, inserita in un finanziamento pluriennale, rimane parte del debito più a lungo.
Per verificare la convenienza occorre confrontare l’importo totale dovuto nei diversi scenari, non soltanto il valore della rata. Nel caso di finanziamenti separati, vanno sommati i costi dei singoli contratti, tenendo conto delle rispettive durate.
Se esistono già prestiti in corso, è possibile valutare un finanziamento destinato a estinguerli. Tuttavia, il consolidamento non garantisce un risparmio: una rata inferiore può derivare principalmente da una durata più lunga.
Nel credito ai consumatori, il rimborso anticipato totale o parziale è disciplinato da specifiche tutele. La guida della Banca d’Italia sul credito ai consumatori illustra questo diritto e la riduzione dei costi collegata al rimborso anticipato. Gli eventuali indennizzi e le eccezioni devono essere verificati secondo la normativa applicabile e il contratto.
Prima di sostituire un finanziamento esistente, il confronto corretto mette a fianco il costo residuo del vecchio prestito, compresi gli eventuali oneri di chiusura, e il costo del nuovo contratto. Gli interessi già pagati non rappresentano un risparmio recuperabile.
La semplificazione amministrativa ha valore, soprattutto quando le scadenze sono numerose, ma diventa un vantaggio finanziario soltanto se non produce costi sproporzionati.
Quale rischio nasce quando parte del prestito resta disponibile sul conto?
La liquidità ottenuta con un prestito e lasciata inutilizzata sul conto può generare due problemi: continua a comportare i costi previsti dal finanziamento e può essere percepita come denaro liberamente spendibile. In realtà, quella disponibilità deriva da un debito che dovrà essere rimborsato, anche se il capitale non viene impiegato immediatamente.
È utile distinguere la disponibilità contabile dalla disponibilità economica. La prima indica il saldo osservabile sul conto; la seconda richiede di considerare anche obblighi di rimborso, spese future e risorse necessarie alla vita quotidiana.
Un conto con un saldo elevato dopo l’erogazione non dimostra, da solo, un miglioramento della situazione patrimoniale. Alla maggiore liquidità corrisponde infatti un’obbligazione finanziaria.
La presenza di denaro non ancora destinato a una spesa può inoltre favorire acquisti aggiuntivi. Una persona potrebbe interpretare l’importo residuo come un margine per consumi facoltativi, dimenticando che anche questi verrebbero finanziati a credito.
Un accorgimento organizzativo consiste nel separare le somme già destinate a pagamenti programmati dalla disponibilità ordinaria. Un conto o deposito distinto può aiutare a non confonderle, ma non elimina gli interessi del prestito e potrebbe prevedere costi o vincoli di accesso.
Quando il capitale eccedente non serve più, è opportuno valutare il rimborso anticipato parziale. Prima di procedere, occorre richiedere all’intermediario il conteggio aggiornato e verificare come cambia il piano di ammortamento, quali costi vengono ridotti e se sono previsti indennizzi applicabili.
Un saldo elevato non deve neppure essere considerato una prova sufficiente di sostenibilità per ottenere nuovi finanziamenti. Gli intermediari valutano il merito creditizio utilizzando informazioni economiche e finanziarie, inclusi gli impegni già assunti. Non è possibile presumere che la liquidità visibile sul conto compensi automaticamente l’indebitamento.
Il denaro disponibile è utile quando risponde a un’esigenza concreta. Se rimane sul conto senza una destinazione plausibile, è opportuno riconsiderare il costo del finanziamento rispetto al beneficio effettivo.
Quando preferire un finanziamento vincolato a un prestito senza destinazione?
Un finanziamento finalizzato può essere preferibile quando l’acquisto è già definito e l’offerta presenta condizioni complessivamente convenienti. Il prestito senza destinazione è più adatto quando occorre finanziare diverse esigenze o gestire spese non riconducibili a un unico acquisto. La scelta richiede comunque il confronto delle condizioni contrattuali e delle tutele applicabili.
Nel credito finalizzato, il finanziamento è collegato a un bene o servizio specifico. Nel prestito personale non finalizzato, invece, la liquidità viene concessa senza essere necessariamente associata a un singolo acquisto.
La pagina della Banca d’Italia sul credito ai consumatori distingue queste forme di finanziamento e illustra gli strumenti informativi utili per confrontarle.
Le differenze pratiche diventano evidenti considerando alcuni bisogni comuni.
| Esigenza | Finanziamento finalizzato | Prestito libero |
|---|---|---|
| Acquisto di un’automobile | Da valutare se esiste un’offerta collegata al veicolo | Utile se occorre coprire anche altre spese |
| Ristrutturazione domestica | Possibile quando l’offerta finanzia interventi definiti | Flessibile per lavori e acquisti differenti |
| Spese mediche | Possibile per specifici servizi, se previsto dal finanziatore | Utile per esigenze sanitarie e accessorie diverse |
| Più spese familiari | Può richiedere contratti distinti | Permette di organizzare un unico fabbisogno complessivo |
Il finanziamento finalizzato non è necessariamente meno costoso. Una banca o una finanziaria può proporre condizioni differenti a seconda del prodotto, delle garanzie e della valutazione del richiedente, ma non esiste una regola generale secondo cui la destinazione dichiarata determina automaticamente un tasso inferiore.
Occorre quindi confrontare il TAEG, l’importo totale dovuto, la durata, le eventuali garanzie richieste e i costi accessori. Se due proposte hanno importi o durate differenti, il confronto diretto del solo TAEG potrebbe non descrivere completamente la convenienza economica.
La destinazione può influire anche sulla documentazione richiesta. Per un finanziamento collegato a un acquisto, il contratto identifica il bene o servizio finanziato; altri obblighi documentali dipendono dalle condizioni specifiche. Non si deve presumere un obbligo universale di presentare fatture successive per ogni prestito finalizzato.
Un altro elemento riguarda le tutele. In determinate condizioni, un contratto di credito collegato può attribuire al consumatore specifici diritti nei confronti del finanziatore in caso di problemi con il fornitore. Anche questo aspetto merita attenzione, oltre alla rata mensile.
Infine, la possibilità di modificare la destinazione o rinegoziare il debito dipende dalle clausole contrattuali e dalle regole applicabili, non dalla sola etichetta di prestito finalizzato o libero.
Quando la spesa è certa e circoscritta, un finanziamento collegato merita di essere esaminato. Quando le necessità sono molteplici, la flessibilità può risultare più pratica, purché non giustifichi un importo maggiore del necessario.
Come collegare importo e durata del prestito all’acquisto che devi finanziare?
L’importo del prestito dovrebbe corrispondere al fabbisogno effettivo, mentre la durata dovrebbe essere compatibile sia con la capacità di rimborso sia con la vita utile di ciò che viene finanziato. Allungare il piano può alleggerire la rata, ma generalmente aumenta gli interessi complessivi e prolunga l’indebitamento.
Il principio di coerenza temporale è particolarmente importante quando il prestito riguarda beni e servizi con utilità molto diversa. Un’automobile o un intervento duraturo sulla casa producono benefici distribuiti nel tempo. Le spese correnti, invece, vengono normalmente consumate in un periodo più breve.
Finanziare una spesa di breve durata con un piano pluriennale significa continuare a pagarla quando il beneficio originario potrebbe essersi già esaurito. La durata utile non costituisce un limite legale generale per il prestito, ma può essere un criterio prudenziale di scelta.
Nei prestiti senza destinazione, questo controllo richiede maggiore attenzione: più acquisti possono entrare nello stesso contratto pur avendo orizzonti temporali differenti.
Per valutare la durata, conviene confrontare almeno due piani di rimborso dello stesso importo, con le rispettive condizioni economiche.
- Durata più breve: rata normalmente più elevata, ma minore esposizione temporale e, a parità delle altre condizioni, minori interessi complessivi.
- Durata più lunga: rata normalmente inferiore, ma maggiore costo degli interessi e un impegno finanziario prolungato.
Il confronto va effettuato attraverso i prospetti contrattuali, evitando di supporre che il tasso e le spese siano identici per durate diverse. L’offerta effettiva può cambiare anche quando l’importo richiesto rimane invariato.
È inoltre necessario valutare l’impatto di un possibile cambiamento del reddito, di nuove spese familiari o di altri imprevisti. Una rata sostenibile oggi non è automaticamente sostenibile per l’intera durata del prestito.
Per i contratti a tempo determinato rientranti nel credito ai consumatori, il consumatore può richiedere la tabella di ammortamento secondo le condizioni previste dalla normativa. Questo documento aiuta a comprendere la distribuzione dei pagamenti nel tempo.
In caso di spese eterogenee, si può individuare prima una durata prudente per ciascuna voce e verificare successivamente se un piano comune rappresenti un compromesso accettabile.
Una volta definita una durata ragionevole, il passo successivo è controllare come la nuova rata si inserisce tra tutti i pagamenti mensili già esistenti.
Come organizzare tutte le rate mensili per evitare dimenticanze e sovrapposizioni?
Per evitare dimenticanze e sovrapposizioni, è utile raccogliere tutte le rate in un unico calendario, indicando importo, data di scadenza, conto di addebito e modalità di pagamento. Il controllo deve comprendere ogni finanziamento in essere, non soltanto quello più recente, e confrontare le uscite con le entrate nette stabili e le spese indispensabili.
Una rata apparentemente modesta può diventare impegnativa quando si aggiunge ad altri pagamenti ricorrenti. Per questo è necessario costruire una mappa mensile delle obbligazioni, aggiornandola dopo ogni nuovo finanziamento o modifica contrattuale.
Un registro efficace comprende cinque informazioni: nome dell’intermediario, importo della rata, giorno di pagamento, conto utilizzato e data prevista dell’ultima scadenza.
Le scadenze dovrebbero essere valutate rispetto alle date effettive di accredito dello stipendio o delle altre entrate regolari. Se più addebiti si concentrano prima della disponibilità del reddito, potrebbe risultare utile chiedere agli intermediari se sia possibile modificare le date di pagamento.
La modifica non è sempre prevista e può dipendere dall’approvazione del finanziatore. Anche distribuire le rate durante il mese non riduce di per sé il debito: serve soprattutto a organizzare i flussi di cassa.
Gli addebiti automatici diminuiscono il rischio di dimenticanze, ma non sostituiscono il monitoraggio. È opportuno controllare periodicamente che gli importi siano corretti e che il conto disponga della liquidità necessaria, soprattutto in presenza di rate variabili o altre uscite impreviste.
Per valutare il peso del debito si può utilizzare il rapporto tra tutte le rate mensili e le entrate nette stabili:
Incidenza delle rate = totale delle rate mensili ÷ entrate nette mensili stabili × 100.
La Banca d’Italia, nella propria educazione finanziaria sul sovraindebitamento, propone come riferimento generale di prudenza di cercare di evitare che le rate complessive superino il 30 % delle entrate nette stabili. Non si tratta di una soglia legale universale né di una garanzia di sostenibilità.
Il giudizio deve considerare anche affitto o mutuo, spese familiari, reddito effettivamente stabile e disponibilità per gli imprevisti. Premi occasionali, bonus e straordinari non dovrebbero essere automaticamente trattati come reddito ricorrente.
30%
Riferimento generale di prudenza indicato dalla Banca d’Italia per il peso complessivo delle rate sulle entrate nette stabili. Non è un limite legale valido indistintamente per tutti i consumatori.
Un controllo mensile delle scadenze e una revisione più ampia del bilancio dopo cambiamenti importanti nel reddito o nelle spese aiutano a riconoscere in anticipo le difficoltà.
La gestione ordinata delle scadenze è indispensabile, ma la sostenibilità nasce ancora prima, dalla scelta di un finanziamento coerente con la destinazione effettiva del denaro.
Da ricordare prima della scelta
- La libertà di utilizzo è un vantaggio quando permette di coprire più spese realmente necessarie senza ricorrere a contratti inutili.
- Importo, durata e costi complessivi devono essere valutati insieme: una rata più bassa non equivale necessariamente a un prestito più conveniente.
- Un finanziamento collegato a un acquisto definito può offrire condizioni o tutele interessanti, ma la convenienza va verificata attraverso le offerte effettive.
Quanto conta la destinazione del prestito nella scelta del finanziamento più adatto?
La destinazione del prestito è uno dei primi criteri da valutare perché condiziona il tipo di finanziamento da confrontare, la documentazione necessaria e il modo in cui verrà utilizzato il capitale. Quando le spese sono diverse, un prestito libero può essere pratico; quando l’acquisto è preciso, un finanziamento finalizzato può risultare altrettanto adatto o più conveniente.
La decisione può essere organizzata in tre passaggi: definire la necessità, individuare le forme di credito compatibili e confrontare soltanto dopo importo, durata, rata e costo complessivo.
Invertire questo ordine comporta un rischio: partire dalla rata pubblicizzata o dalla somma massima ottenibile e adattare successivamente le spese alla disponibilità di credito. In questo modo, il finanziamento finisce per condizionare il bisogno invece di rispondervi.
Il prestito finalizzato introduce un collegamento contrattuale con un acquisto identificato. Questo collegamento può aiutare a delimitare la spesa, ma non sostituisce la verifica della sostenibilità né garantisce condizioni migliori.
Il prestito libero sposta invece sul richiedente una parte maggiore del lavoro di pianificazione. Non avendo un unico acquisto come riferimento, bisogna stabilire autonomamente quali costi finanziare, quale importo richiedere e come utilizzare le somme erogate.
La responsabilità di pianificare rappresenta quindi il principale contrappeso della flessibilità. Chi dispone di preventivi affidabili, un bilancio aggiornato e un programma di spesa realistico può beneficiare della libertà di utilizzo senza trasformarla in un debito eccessivo.
Al contrario, quando le spese sono ancora poco definite oppure la capacità di rimborso è incerta, può essere preferibile rinviare gli acquisti differibili, ridurre l’importo o valutare una soluzione collegata a una necessità specifica. Se il reddito non consente di sostenere nuove rate, nessuna delle due forme di credito risolve il problema.
Prima della sottoscrizione, la documentazione SECCI permette di esaminare le informazioni essenziali relative al credito ai consumatori, tra cui importo, durata, tassi, costi, garanzie e diritti del cliente. Il confronto dovrebbe concentrarsi sulle condizioni reali dei contratti, evitando di attribuire vantaggi automatici alla categoria del prodotto.
La scelta pratica successiva consiste nel raccogliere i preventivi delle spese, verificare le risorse disponibili e richiedere proposte confrontabili. Se la rata complessiva non lascia un margine sufficiente per le esigenze quotidiane, è più prudente rivedere il progetto prima di assumere un nuovo obbligo di rimborso.
È obbligatorio spiegare alla banca come verrà utilizzato un prestito personale?
Un prestito personale non finalizzato non deve essere collegato all’acquisto di uno specifico bene o servizio. Tuttavia, l’intermediario può richiedere informazioni sulla finalità, sulla situazione economica e sulla capacità di rimborso, secondo le proprie procedure e gli obblighi applicabili. La libertà di utilizzo non esclude quindi verifiche prima dell’erogazione.
È possibile utilizzare un prestito libero per pagare spese diverse in momenti differenti?
Sì, in linea generale, purché l’utilizzo sia compatibile con le condizioni del contratto. È comunque importante ricordare che un prestito personale viene normalmente erogato in un’unica soluzione e che il rimborso segue il piano concordato anche se una parte della liquidità non viene impiegata subito.
Che cosa succede se non viene utilizzato tutto il denaro ricevuto?
La somma inutilizzata rimane normalmente parte del capitale finanziato e non interrompe automaticamente il maturare degli interessi. È possibile valutare un rimborso anticipato parziale secondo le regole applicabili, richiedendo al finanziatore un conteggio che indichi la riduzione dei costi e gli eventuali indennizzi.
Si può cambiare la destinazione delle somme dopo aver ottenuto il finanziamento?
Nel prestito non finalizzato esiste generalmente una maggiore libertà nell’impiego delle somme, nel rispetto del contratto. Nei finanziamenti collegati a un acquisto specifico, invece, la destinazione è un elemento contrattuale e non dovrebbe essere modificata senza aver verificato le condizioni con il finanziatore.
Una richiesta di prestito personale può essere rifiutata anche senza vincoli di destinazione?
Sì. L’assenza di una destinazione vincolata non elimina la valutazione del merito creditizio. Il finanziatore considera la capacità di rimborso, il reddito, gli impegni economici già presenti e le informazioni creditizie pertinenti. Nessun prestito viene automaticamente approvato per il solo fatto di essere non finalizzato.